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Aggiornamento9 aprile 2026

Iperammortamento 2026: decreto atteso a maggio, cosa resta da fare

Rimosso il vincolo Made in UE, il decreto attuativo punta a inizio maggio. Orsini (Confindustria) conferma. I passaggi ancora necessari e come prepararsi.

Sommario

  1. Cosa è cambiato dal 23 marzo
  2. I sei passaggi: tre fatti, tre da completare
  3. La dichiarazione di Orsini: "primi 10 giorni di maggio"
  4. Cosa fare adesso per prepararsi
  5. Il rischio temporale: perché il calendario conta
  6. Il prossimo checkpoint

Due settimane fa l'iperammortamento era bloccato da sei passaggi, ciascuno dipendente dal precedente, ciascuno fermo. La clausola Made in UE teneva in ostaggio il concerto del MEF. Il credito degli esodati 5.0 era stato tagliato al 35% da un comma del decreto fiscale. L'intero meccanismo attuativo era una catena con il primo anello saldato.

Oggi il quadro è cambiato. Il DL 38/2026 ha soppresso il vincolo Made in UE. Il DL 42/2026 ha corretto la percentuale degli esodati all'89,77%. E il 1° aprile, uscendo dal tavolo tecnico al MIMIT, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha dichiarato a Radiocor che il decreto attuativo "dovrebbe essere operativo nei primi 10 giorni di maggio". Per la prima volta dal 1° gennaio, c'è una data.

Cosa è cambiato dal 23 marzo

In quindici giorni si sono concentrati più sviluppi normativi che nei tre mesi precedenti.

Il 27 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato il DL 38/2026, pubblicato lo stesso giorno in Gazzetta Ufficiale. Il decreto contiene due interventi rilevanti per l'iperammortamento: la soppressione della clausola Made in UE dal comma 427 della L. 199/2025, e la riduzione dei crediti residui Transizione 5.0 dal 100% al 35%, con le conseguenze che il primo articolo sugli esodati ha analizzato in dettaglio.

Il 3 aprile è arrivato il DL 42/2026, che ha corretto il taglio degli esodati portando la percentuale di fruizione dall'iniziale 35% all'89,77%. Un intervento rapido, a sei giorni dal primo decreto, a conferma che il taglio al 35% era stato percepito come eccessivo anche dal Governo.

Ma l'intervento che conta di più per l'iperammortamento è il primo: la rimozione della clausola Made in UE. Quel vincolo era il blocco fondamentale. Finché la norma primaria riservava l'agevolazione ai soli beni prodotti nell'Unione europea o nello Spazio Economico Europeo, il MEF non poteva firmare il concerto sul decreto attuativo. Senza concerto, l'intera catena restava ferma. Con la pubblicazione del DL 38/2026 in Gazzetta, quel blocco non esiste più.

I sei passaggi: tre fatti, tre da completare

Nell'articolo del 23 marzo avevamo mappato sei passaggi necessari prima che un'impresa potesse accedere all'iperammortamento. Vale la pena aggiornarli.

Decreto fiscale con soppressione Made in UE: completato. Il DL 38/2026 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 marzo 2026. La clausola che limitava l'agevolazione ai beni prodotti in UE/SEE è stata formalmente abrogata.

Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto fiscale: completato. Il testo è entrato in vigore lo stesso giorno della pubblicazione, il 27 marzo.

Concerto MEF sul decreto attuativo: in corso. La bozza del decreto attuativo è pronta dal 5 gennaio. Il MIMIT l'ha trasmessa al MEF nelle prime settimane dell'anno, ma la firma di concerto era condizionata alla rimozione della clausola Made in UE. Ora che il vincolo è caduto, il MEF può procedere. L'iter di concerto è l'unico passaggio che richiede una decisione politica tra quelli rimasti.

Registrazione della Corte dei Conti: in attesa. Una volta firmato il concerto, il decreto attuativo transita alla Corte dei Conti per la registrazione. È un controllo di legittimità, non di merito: i tempi tecnici sono generalmente contenuti, nell'ordine di poche settimane.

Pubblicazione del decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale: in attesa. Dipende dalla registrazione. Segna il momento in cui il decreto entra nell'ordinamento e produce effetti giuridici.

Decreti direttoriali MIMIT e attivazione piattaforma GSE: in attesa. Dopo la pubblicazione del decreto attuativo servono i provvedimenti che definiscono la modulistica e le procedure operative della piattaforma. La piattaforma GSE è il canale attraverso cui le imprese trasmettono le comunicazioni di accesso al beneficio.

Tre passaggi completati, tre ancora da chiudere. La differenza rispetto al 23 marzo non è solo aritmetica: i passaggi rimasti sono di natura prevalentemente tecnica e amministrativa, non politica. Il nodo Made in UE era una questione di politica industriale e commerciale che ha richiesto settimane di negoziazione. Concerto, registrazione e decreti direttoriali sono atti che seguono percorsi codificati, con tempi più prevedibili.

La dichiarazione di Orsini: "primi 10 giorni di maggio"

Il 1° aprile 2026, al termine del tavolo tecnico convocato al MIMIT, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha rilasciato una dichiarazione a Radiocor/Il Sole 24 Ore che fissa per la prima volta un orizzonte temporale concreto. Il decreto attuativo, secondo Orsini, "dovrebbe essere operativo nei primi 10 giorni di maggio".

Non è un impegno del Governo, ma la lettura che il principale interlocutore industriale fa della situazione dopo un confronto diretto con il MIMIT e il MEF. Anche il Viceministro Leo, presente al tavolo, ha confermato l'intenzione di chiudere l'iter in tempi brevi. A Telefisco, il 5 febbraio, aveva indicato il primo trimestre come orizzonte per l'operatività della piattaforma GSE, parlando di una pubblicazione del decreto "attesa a breve". Quella finestra è stata mancata, ma il contesto era diverso: allora la clausola Made in UE era ancora in vigore e il percorso politico per rimuoverla non era definito.

Oggi la situazione è strutturalmente diversa. Il blocco normativo è stato rimosso. La bozza del decreto è pronta da tre mesi. Il MEF non ha più ragioni tecniche o politiche per trattenere il concerto. Se la dichiarazione di Orsini riflette fedelmente lo stato dell'iter, i passaggi rimanenti — concerto, Corte dei Conti, Gazzetta — potrebbero completarsi in quattro-sei settimane.

Cosa fare adesso per prepararsi

L'attesa del decreto non significa attesa passiva. Gran parte del lavoro preparatorio può — e dovrebbe — iniziare adesso. Chi arriva al decreto attuativo con la documentazione già predisposta guadagna settimane che, come vedremo, potrebbero essere decisive.

Verificare l'ammissibilità del bene. L'Allegato IV elenca i beni materiali 4.0 ammessi alla maggiorazione del costo. L'Allegato V copre i beni immateriali. Se il bene non rientra in una delle categorie elencate, l'iperammortamento non si applica, indipendentemente dal livello di digitalizzazione raggiunto.

Predisporre il percorso di interconnessione. L'iperammortamento richiede che il bene sia interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per i beni strumentali della prima categoria dell'Allegato IV — macchine a controllo CNC/PLC e affini — valgono cinque caratteristiche obbligatorie più almeno due tra tre ulteriori; le altre categorie dell'Allegato IV hanno requisiti propri. L'analisi tecnica dei requisiti è il passaggio che richiede più tempo e che beneficia di più dall'essere avviato prima del decreto. La nostra guida operativa dettaglia ciascun requisito.

Ingaggiare un perito per la perizia tecnica asseverata. Secondo la bozza del decreto attuativo — in continuità con il regime 4.0 precedente — per i beni di costo unitario superiore a 300.000 euro è prevista la perizia tecnica asseverata, mentre per beni di costo unitario inferiore è sufficiente una dichiarazione del legale rappresentante. Anche sotto soglia la perizia resta consigliabile come tutela in caso di verifica. Identificare il professionista adesso evita di trovarsi nella coda delle richieste quando il decreto sarà pubblicato e tutti si muoveranno contemporaneamente.

Identificare il revisore legale per la certificazione contabile. La bozza del decreto attuativo, all'articolo 6, prevede che un revisore legale dei conti attesti il sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza con la documentazione contabile. La certificazione contabile è un adempimento distinto dalla perizia tecnica: la perizia attesta i requisiti tecnologici 4.0, la certificazione contabile attesta la correttezza e l'effettività delle spese. Le imprese non soggette a revisione legale obbligatoria dovranno incaricare un revisore esterno.

Raccogliere la documentazione con date certe. Ordini, contratti, conferme d'ordine, fatture, DDT, verbali di collaudo: ogni documento che attesti la cronologia dell'investimento va conservato fin dalla fase di trattativa. La data di effettuazione dell'investimento — determinata secondo le regole del TUIR per la competenza — è l'elemento che fissa il diritto alla maggiorazione nell'esercizio corretto.

Non attendere il decreto per acquistare. Il diritto alla maggiorazione del costo nasce dalla L. 199/2025, non dal decreto attuativo. Chi ha bisogno di investire in beni strumentali 4.0 può procedere con l'acquisto. Il decreto definisce le procedure operative — comunicazione al GSE, modulistica, tempi — ma non condiziona il diritto sostanziale al beneficio.

Il rischio temporale: perché il calendario conta

C'è un aspetto che merita attenzione specifica. Nel regime 4.0 precedente, la Circolare 4/E del 30 marzo 2017 dell'Agenzia delle Entrate aveva chiarito che la maggiorazione del costo si applica a partire dall'esercizio in cui il bene viene interconnesso. Quel principio interpretativo è il riferimento più probabile anche per il regime 2026, in attesa di conferma nel decreto attuativo o in una nuova circolare. Se si consolidasse, chi investe nel 2026 ma non riesce a interconnettere il bene entro il 31 dicembre 2026 rischierebbe di non poter fruire della prima quota di ammortamento maggiorato per quell'esercizio: non perderebbe il beneficio, lo rinvierebbe — ma salterebbe un anno di deduzione.

Calcoliamo i tempi. Se il decreto attuativo arriva a metà maggio e la piattaforma GSE diventa operativa a giugno, restano circa sei mesi per completare l'intero ciclo: ordine, consegna, installazione, interconnessione, perizia tecnica, comunicazione al GSE. Per investimenti complessi — linee di produzione, sistemi integrati, impianti che richiedono mesi di installazione e commissioning — sei mesi possono non bastare.

Questo non significa che l'investimento sia a rischio. La L. 199/2025 consente la maggiorazione per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Ma chi punta a dedurre la prima quota già nell'esercizio 2026 deve fare i conti con una finestra che, ad oggi, parte a giugno nel migliore dei casi. Il calcolatore permette di simulare l'impatto economico della maggiorazione e valutare l'effetto del rinvio di un esercizio.

Il consiglio operativo è lineare: chi ha un investimento in programma e vuole massimizzare il beneficio temporale dovrebbe avviare il processo di acquisto e installazione adesso, senza attendere il decreto, e parallelamente predisporre tutta la documentazione tecnica e contabile. L'interconnessione e la comunicazione al GSE sono gli ultimi passaggi, quelli che dipendono dal decreto. Tutto il resto può essere anticipato.

Il prossimo checkpoint

Per la prima volta dal 1° gennaio 2026, l'iperammortamento ha una traiettoria chiara. Non è ancora operativo — mancano il concerto MEF, la registrazione alla Corte dei Conti, la pubblicazione in Gazzetta, i decreti direttoriali e la piattaforma GSE. Ma la catena di blocco che al 23 marzo contava sei anelli si è accorciata a tre, e quelli rimasti sono passaggi tecnici con tempi stimabili.

La dichiarazione di Orsini fissa un'aspettativa: inizio maggio. Non è una garanzia, ma riflette un confronto diretto con i ministeri competenti in un momento in cui il blocco politico — la clausola Made in UE — non esiste più. Il prossimo segnale da osservare è la firma del concerto MEF: quando arriverà, significherà che il decreto attuativo ha imboccato l'ultimo tratto dell'iter.

Nel frattempo, le imprese che intendono beneficiare della maggiorazione del costo hanno un elenco preciso di attività da avviare. Aspettare il decreto per cominciare a muoversi significherebbe comprimere ulteriormente una finestra temporale che, per l'esercizio 2026, è già stretta. Chi si prepara adesso arriverà al decreto con il percorso già tracciato. Chi aspetta, rischia di partire quando gli altri sono già alla meta.

Per approfondire i requisiti tecnici e le procedure dell'iperammortamento 2026, la guida completa e la guida operativa offrono un quadro dettagliato. Per una consulenza tecnica personalizzata sulla perizia asseverata, la pagina contatti è il punto di partenza.

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