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Aggiornamento5 febbraio 2026

Iperammortamento: Leo annuncia lo stop alla clausola Made in UE

Il Viceministro Leo a Telefisco: il Governo eliminerà il vincolo di produzione UE/SEE dall'iperammortamento 2026. Si sblocca anche il decreto attuativo.

Sommario

  1. Il nodo della clausola Made in UE
  2. L'annuncio di Leo: verso l'apertura ai Paesi G7 o l'eliminazione totale
  3. Decreto attuativo: si sblocca la situazione
  4. Le reazioni: M5S all'attacco
  5. Cosa cambia per le imprese
  6. Cosa fare adesso

Svolta per l'iperammortamento 2026. Il Viceministro dell'Economia Maurizio Leo, intervenendo a Telefisco — l'evento annuale organizzato da Il Sole 24 Ore — ha annunciato che il Governo intende eliminare i limiti territoriali previsti dalla Legge di Bilancio 2026 per i beni agevolabili. In pratica, la clausola che oggi impone che i beni siano "prodotti in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo" è destinata a cadere.

Una notizia che le imprese aspettavano da settimane. E che potrebbe finalmente sbloccare il decreto attuativo, fermo proprio a causa di questa criticità.

Il nodo della clausola Made in UE

Il comma 427 della L. 199/2025 è chiaro: la maggiorazione del costo di acquisizione (180%, 100% o 50% a seconda degli scaglioni) spetta solo per investimenti "in beni prodotti in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo". Un vincolo che, come avevamo analizzato in dettaglio, rischiava di tagliare fuori una fetta significativa del mercato: robot giapponesi, macchine utensili taiwanesi, server americani, componentistica cinese.

Il problema non era solo commerciale. Era operativo. Come certificare l'origine di un bene complesso, assemblato in UE ma con componenti provenienti da tutto il mondo? E soprattutto: chi si sarebbe assunto la responsabilità di attestarlo nella perizia tecnica?

L'annuncio di Leo: verso l'apertura ai Paesi G7 o l'eliminazione totale

Durante il suo intervento a Telefisco, Leo ha indicato due ipotesi sul tavolo:

  1. Estensione ai Paesi G7 — ammettendo anche beni prodotti in Stati Uniti, Canada, Giappone e Regno Unito
  2. Eliminazione totale della clausola — nessun vincolo geografico sulla produzione del bene

In entrambi i casi, il risultato pratico è lo stesso per la stragrande maggioranza delle imprese italiane: niente più problemi di certificazione dell'origine e piena libertà nella scelta dei fornitori tecnologici.

L'annuncio non arriva dal nulla. Il Direttore Generale delle Finanze Giovanni Spalletta aveva già dichiarato pubblicamente che "non si esclude un intervento di governo per modificare o abolire tale clausola", segnale inequivocabile che la questione era sul tavolo del MEF da tempo.

Decreto attuativo: si sblocca la situazione

L'eliminazione della clausola Made in UE ha un effetto collaterale decisivo: rimuove l'ostacolo principale che stava rallentando l'adozione del decreto attuativo, già in ritardo rispetto ai 30 giorni previsti dalla legge.

Come definire le modalità operative per certificare l'origine UE/SEE quando il Governo stesso stava valutando di abolire il requisito? Era un circolo vizioso che paralizzava tutto. Con l'annuncio di Leo, il MIMIT e il MEF possono finalizzare il decreto senza dover normare un vincolo destinato a scomparire.

La modifica legislativa vera e propria dovrebbe arrivare nel prossimo provvedimento utile — si parla del cosiddetto "decreto bollette" o di un veicolo normativo analogo.

Le reazioni: M5S all'attacco

Non tutti hanno accolto favorevolmente la notizia. Il senatore Turco (M5S) ha protestato duramente: "Il governo cancella la clausola Made in UE", denunciando l'abbandono di una misura pensata per favorire la produzione europea.

È un tema legittimo. La clausola era stata inserita con l'obiettivo di sostenere la filiera produttiva continentale, in un'ottica di autonomia strategica. Tuttavia, sul piano pratico, il vincolo rischiava di penalizzare proprio le imprese italiane che investono in tecnologia 4.0, costringendole a scegliere fornitori meno competitivi o a rinunciare del tutto all'agevolazione.

Cosa cambia per le imprese

In concreto, se la modifica andrà in porto come annunciato:

Aspetto Oggi (L. 199/2025) Dopo la modifica
Origine del bene Solo UE/SEE Nessun vincolo (o G7)
Certificazione origine Necessaria Non più richiesta
Robot giapponesi Esclusi Ammessi
Server/hardware USA Esclusi Ammessi
Aliquote maggiorazione 180% / 100% / 50% Invariate
Beni ammissibili Allegato IV e Allegato V Invariati
Perizia tecnica Obbligatoria sopra 300.000 € Invariata

Le aliquote, gli scaglioni, i requisiti di interconnessione e tutti gli altri aspetti dell'agevolazione restano identici. Cambia solo il perimetro geografico dei beni ammissibili — che si allarga.

Per un'impresa che sta valutando un investimento da 500.000 euro in un robot collaborativo giapponese, il calcolo è semplice: con la maggiorazione del 180%, il risparmio fiscale extra (IRES al 24%) è di 216.000 euro. Senza la clausola Made in UE, questo risparmio diventa finalmente accessibile. Puoi verificare i numeri con il nostro simulatore.

Cosa fare adesso

L'annuncio di Leo è politicamente forte, ma giuridicamente non è ancora operativo. Fino alla pubblicazione della modifica legislativa, il testo vigente resta il comma 427 della L. 199/2025, con il vincolo UE/SEE.

Il consiglio pratico per le imprese:

  • Non bloccare gli investimenti in attesa della modifica: se il bene è prodotto in UE/SEE, l'agevolazione è già pienamente operativa
  • Per beni extra-UE: attendere la pubblicazione della modifica prima di procedere. I tempi dovrebbero essere brevi
  • Iniziare comunque la pianificazione: identificare i beni nell'Allegato IV o nell'Allegato V, verificare i requisiti di interconnessione, preparare la documentazione
  • Richiedere una consulenza tecnica per valutare l'ammissibilità dei beni e predisporre la perizia

La direzione è tracciata. L'iperammortamento 2026 si avvia a diventare quello che avrebbe dovuto essere fin dall'inizio: un incentivo alla trasformazione digitale delle imprese italiane, senza barriere geografiche sulla tecnologia.

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