Domande Frequenti sull'Iperammortamento 2026

Risposte alle domande più comuni: chi può accedere, quali beni sono agevolabili, come si calcola il beneficio, procedure e requisiti.

Le risposte di questa pagina riflettono il testo del decreto attuativo (decreto interministeriale 7 maggio 2026, registrato alla Corte dei conti il 20 maggio 2026: efficace), previsto dall'art. 1, comma 433, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026). La piattaforma GSE (NPTR5) è aperta per le preventive dal 12 giugno 2026, per le conferme dal 21 luglio 2026 e per i completamenti dal 15 ottobre 2026, secondo i decreti direttoriali MIMIT del 10 giugno, 20 luglio e 14 ottobre 2026.

Cos'è e come funziona

Cos'è l'iperammortamento 2026?

L'iperammortamento 2026 è un'agevolazione fiscale introdotta dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026), art. 1, commi 427-436, che consente alle imprese di maggiorare il costo fiscale dei beni strumentali 4.0 ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili. In pratica, il valore del bene viene "gonfiato" solo ai fini fiscali, permettendo di dedurre di più e pagare meno imposte. Approfondisci nella guida all'iperammortamento 2026.

Non va confuso con:

  • Il credito d'imposta 4.0 per i beni materiali del comma 1057-bis (scaduto per nuovi investimenti il 31/12/2025, con coda al 30/06/2026 per investimenti prenotati entro il 31/12/2025 con ordine accettato e acconto ≥20%); il credito per i beni immateriali del comma 1058-ter è stato abrogato dal 2025
  • Il credito d'imposta Transizione 5.0 (chiuso a nuove domande; adempimenti per progetti ammessi in corso nel 2026)
  • L'iperammortamento 2017-2019 (aveva regole diverse)
Qual è la differenza tra iperammortamento e credito d'imposta?
CaratteristicaCredito d'imposta (fino al 2025)Iperammortamento 2026
Come funzionaCredito da compensare in F24Maggiorazione costo ammortizzabile
BeneficioCompensazione F24 in tre quote annuali dall'interconnessioneDistribuito negli anni di ammortamento
Dove si applicaModello F24Dichiarazione dei redditi
Imposte interessateCompensabile in F24 con imposte e contributiRiduce solo IRES/IRPEF (l'IRAP si applica alla quota di ammortamento ordinario)
Quanto si risparmia concretamente?

Con aliquota IRES al 24%, il risparmio fiscale extra (oltre l'ammortamento ordinario) derivante dalla maggiorazione è:

  • 43,2% dell'investimento per importi fino a 2.500.000 euro (maggiorazione 180%)
  • 24% per la quota oltre 2.500.000 e fino a 10.000.000 euro (maggiorazione 100%)
  • 12% per la quota oltre 10.000.000 e fino a 20.000.000 euro (maggiorazione 50%)

La maggiorazione rileva solo ai fini IRES/IRPEF, non IRAP. L'ammortamento ordinario del bene, invece, resta deducibile anche dalla base IRAP: per le società di capitali soggette a IRAP il 27,9% è solo un esempio con IRES 24% e aliquota IRAP ordinaria 3,9%. Aliquota, deducibilità e tempi effettivi dipendono da regione, settore e base contabile.

Esempio pratico:

Un investimento di 100.000 euro genera, per effetto dell'iperammortamento, un risparmio fiscale extra di 43.200 euro (solo IRES, perché la maggiorazione non rileva ai fini IRAP). Separatamente, la deduzione ordinaria del costo può generare un risparmio di 27.900 euro(24% IRES + 3,9% IRAP per i soggetti IRAP): questo secondo importo non è un beneficio dell'incentivo. Nell'ipotesi semplificata di piena deducibilità e capienza fiscale, il risparmio complessivo è quindi 71.100 euro, dei quali 43.200 attribuibili all'iperammortamento.

L'acconto delle imposte sui redditi relativo al periodo in corso al 31 dicembre 2026 va calcolato senza considerare l'iperammortamento, anche con il metodo previsionale. Il beneficio rileva sul saldo.

L'iperammortamento è un contributo a fondo perduto?

No. È un risparmio fiscale che si realizza solo se l'impresa ha utili da tassare. Se l'impresa è in perdita, il beneficio viene differito agli esercizi successivi attraverso il riporto delle perdite fiscali.

Chi può accedere

Chi può beneficiare dell'iperammortamento 2026?

Possono beneficiarne i titolari di reddito d'impresa determinato analiticamente, in modo che ammortamenti o canoni siano deducibili, indipendentemente da:

  • Forma giuridica (srl, spa, snc, sas, ditta individuale...)
  • Dimensione aziendale (micro, piccola, media, grande)
  • Settore di attività

La maggiorazione non produce effetto nei regimi che determinano il reddito forfetariamente, compreso il regime forfetario e, per le attività assoggettate, la tonnage tax. Per chi aderisce al concordato preventivo biennale costituisce invece una variazione in diminuzione del reddito concordato, fermi il minimo imponibile di 2.000 euro e le regole sulle perdite.

Chi è escluso dall'agevolazione?

Sono escluse le imprese:

  • In stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta
  • In concordato preventivo senza continuità aziendale
  • Con sanzioni interdittive ex Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231
  • Non in regola con sicurezza sul lavoro
  • Non in regola con i contributi previdenziali
  • Con procedimento in corso per la dichiarazione di una di tali situazioni concorsuali (incluse le procedure del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, Decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14)
Le persone fisiche possono accedere?

Sì, purché siano titolari di reddito d'impresa (es. ditta individuale).

Non possono accedere i privati non imprenditori o i professionisti con solo reddito di lavoro autonomo.

Quali beni sono agevolabili

Quali beni danno diritto all'iperammortamento?

Due categorie di beni, definite nell'Allegato IV e nell'Allegato V della L. 199/2025:

Allegato IV - Beni materiali 4.0:

  • Macchine utensili CNC
  • Robot e cobot
  • Magazzini automatizzati
  • Macchine per manifattura additiva (stampa 3D)
  • Sistemi di misura e qualità
  • Dispositivi per interazione uomo-macchina
  • Infrastrutture di calcolo (server per AI, edge computing)
  • Infrastrutture di rete (5G privato, Wi-Fi industriale)
  • Hardware per cybersecurity

Allegato V - Beni immateriali (software):

  • Software CAD/CAM/PLM
  • Sistemi MES, SCADA, CMMS
  • Software per AI e machine learning
  • Piattaforme IoT e cloud funzionali alla produzione o alla supply chain
  • Software per realtà aumentata/virtuale
  • Sistemi per cybersecurity
  • Piattaforme ESG e carbon footprint
  • Software low-code/no-code per applicazioni industriali, dashboard operative o automazioni di processo

Dal 1° gennaio 2027 i riferimenti diventano l'art. 364 e gli Allegati E-F del D.Lgs. 117/2026, corrispondenti agli Allegati IV-V.

Sono agevolabili anche gli impianti fotovoltaici?

Sì, ma con limitazioni specifiche. Sono ammessi i beni per autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo:

  • Impianti fotovoltaici — ammessi esclusivamente i moduli di cui all'art. 12, comma 1, lettere b) e c), del Decreto-legge 9 dicembre 2023, n. 181: (b) moduli con celle, entrambi prodotti in UE, con efficienza a livello di cella ≥23,5%; (c) moduli prodotti in UE con celle bifacciali ad eterogiunzione di silicio o tandem, prodotte in UE, con efficienza di cella ≥24,0%
  • Sistemi di accumulo soltanto se asserviti a un impianto FER ammissibile
  • Impianti eolici
  • Altri impianti FER per autoconsumo

Per gli impianti elettrici restano necessari ubicazione o collegamento ammessi, producibilità non oltre il 105% del fabbisogno della struttura e rispetto dei massimali dell'Allegato 1. Per gli impianti termici il dimensionamento riguarda invece il solo fabbisogno di calore di processo: il calore non è cedibile a terzi e valgono le condizioni specifiche di alimentazione dell'art. 8.

Attenzione: I pannelli fotovoltaici devono essere iscritti nel Registro dei Moduli Fotovoltaici tenuto da ENEA (art. 12, D.L. 181/2023, citato per esteso sopra).

I beni usati sono agevolabili?

No. L'agevolazione spetta esclusivamente per beni nuovi.

I beni devono essere prodotti in Italia?

No. I beni possono avere qualsiasi origine produttiva, anche extra-UE.

Il testo originario della L. 199/2025 (art. 1, comma 427) richiedeva la produzione in uno Stato membro UE o SEE, ma questo vincolo è stato soppresso dall'art. 7 del Decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, convertito con modificazioni dalla Legge 22 maggio 2026, n. 88, con efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2026.

Resta però il requisito territoriale: i beni devono essere destinati a strutture produttive ubicate in Italia. Per i moduli fotovoltaici continuano inoltre a valere gli specifici requisiti di produzione UE.

Cos'è il requisito di interconnessione?

Non basta collegare la macchina a Internet. Per i beni del Gruppo I dell'Allegato IV, l'interconnessione richiede che il bene scambi informazioni con il sistema aziendale di gestione della produzione o con la rete di fornitura, riceva da remoto istruzioni o part program e sia identificato in modo univoco.

In pratica, la verifica deve mostrare un flusso reale in entrambe le direzioni: dati che salgono dalla macchina e istruzioni che scendono verso il bene. Un collegamento usato soltanto per vedere posizione o stato non dimostra da solo il requisito.

Interconnessione e integrazione non sono sinonimi: la prima riguarda lo scambio e l'identificazione del bene; la seconda riguarda l'inserimento automatico nel flusso logistico, nella rete di fornitura o nel ciclo con altre macchine. Per i beni del Gruppo I servono entrambe, oltre agli altri requisiti 5+2.

Nota: i beni dei Gruppi II (qualità/sostenibilità), III (interazione uomo-macchina) e IV (infrastrutture digitali) dell'Allegato IV hanno requisiti di interconnessione diversi. Ad esempio, per il Gruppo IV è richiesta l'interconnessione ai sistemi informativi aziendali e la destinazione funzionale all'esecuzione di software dell'Allegato V o al supporto operativo di beni dei Gruppi I-III.

Importi e calcolo

Quali sono le aliquote di maggiorazione?
Scaglione di investimentoMaggiorazione
Fino a 2.500.000 euro180%
Oltre 2.500.000 e fino a 10.000.000 euro100%
Oltre 10.000.000 e fino a 20.000.000 euro50%
Oltre 20.000.000 euro0%
Come si calcolano gli scaglioni per investimenti elevati?

Gli scaglioni si applicano progressivamente. Esempio per investimento di 15.000.000 euro:

ScaglioneImportoMagg.Magg. in euro
0 - 2,5M2.500.000 euro180%4.500.000 euro
2,5M - 10M7.500.000 euro100%7.500.000 euro
10M - 15M5.000.000 euro50%2.500.000 euro
TOTALE15.000.000 euro14.500.000 euro

Risparmio fiscale (IRES 24%): 14.500.000 x 24% = 3.480.000 euro

Il risparmio è calcolato sulla sola maggiorazione, che rileva solo ai fini IRES/IRPEF. L'ammortamento ordinario sui 15.000.000 euro di costo reale del bene resta inoltre deducibile anche dalla base IRAP per i soggetti passivi.

Il computo degli scaglioni è annuale: si riferisce agli investimenti completati in ciascuna annualità (art. 4, comma 2, del decreto attuativo) e riparte da zero ogni anno.

Il beneficio è immediato?

No. A differenza del credito d'imposta, l'iperammortamento si distribuisce lungo il periodo di deduzione. Per i beni materiali acquistati direttamente la durata dipende dal coefficiente fiscale del bene e nel primo esercizio il coefficiente è ridotto alla metà: con coefficiente del 10% il piano si chiude in 11 esercizi (art. 102, comma 2, del TUIR). Software e altri immateriali seguono invece l'art. 103; il leasing segue l'art. 102, comma 7, e può avere un piano diverso.

Usa il nostro calcolatore per vedere il piano di ammortamento dettagliato anno per anno.

Tempistiche e procedure

Qual è il periodo di validità dell'iperammortamento 2026?

Dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

Per i beni degli Allegati IV e V conta la data di effettuazione secondo l'art. 109 TUIR (consegna o spedizione; eventuale effetto traslativo successivo; ultimazione per i servizi), non la data dell'ordine. Per gli impianti FER il completamento coincide invece con la data di fine lavori, comprensiva delle opere e degli apparati richiesti.

È possibile 'prenotare' l'investimento con ordine e acconto?

No. Nell'iperammortamento 2026 non esiste la "prenotazione fiscale" nel senso del credito d'imposta 4.0, che consentiva di completare il bene nei mesi successivi alla scadenza dell'agevolazione mantenendone il diritto tramite ordine accettato e acconto ≥20% versato entro il 31/12. Esiste invece un obbligo procedurale di versamento del 20% del costo di acquisizione ai fini della comunicazione di conferma al GSE, che non sposta la finestra temporale di effettuazione dell'investimento (1° gennaio 2026 - 30 settembre 2028).

Nota: il meccanismo della vera prenotazione fiscale (ordine + acconto 20%) è invece previsto per il credito d'imposta 4.0 prorogato dall'art. 1, comma 446, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di bilancio 2025), con completamento entro il 30/06/2026.

Il preambolo del decreto direttoriale 10 giugno 2026 definisce la comunicazione preventiva "comunicazione preventiva per la prenotazione della maggiorazione": è il lessico della procedura (la preventiva apre la pratica presso il GSE), non una prenotazione fiscale che estenda la finestra temporale. Il decreto attuativo non prevede graduatorie cronologiche né il diniego per esaurimento delle risorse in fase preventiva.

Ho già ordinato, ricevuto la fattura o pagato il bene: posso presentare la preventiva?

Sì, in linea generale. Ordine, fattura o pagamento anteriori alla comunicazione preventiva non rendono da soli l'investimento inammissibile: il decreto non impone che questi atti siano successivi alla preventiva.

Vanno però verificati separatamente tre punti: la data fiscale di effettuazione deve ricadere tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028; la preventiva deve ricevere esito positivo prima della conferma; nella conferma, entro 60 giorni dall'esito, va documentato per ciascun bene il raggiungimento del 20% del costo. Un bene consegnato e fiscalmente effettuato nel 2025 non diventa agevolabile perché pagato nel 2026.

Vedi i controlli bene per bene nell'approfondimento su preventiva, ordine e pagamento.

Qual è la procedura per accedere all'agevolazione?

Le fasi procedurali sono disciplinate dall'art. 3 del decreto attuativo.

  1. Comunicazione preventiva al GSE con importo investimenti programmati per ciascuna struttura produttiva
  2. Comunicazione di conferma entro 60 giorni dall'esito positivo del GSE, indicando, per ciascun bene, la data e l'importo del pagamento relativo all'ultima quota dell'acconto necessaria a raggiungere il 20% del costo di acquisizione, oltre ai dati identificativi delle fatture relative ai costi agevolabili (per il leasing: stipula contratto + ordine al fornitore)
  3. Comunicazione di completamento entro il 15 novembre 2028 (con proroga di 20 giorni in caso di richiesta di integrazione documentale dal GSE), indicando per ogni bene coefficiente fiscale e date rilevanti e associando fatture o contratti di leasing che coprano il 100% del costo agevolabile; perizia e certificazione contabile sono attestate e conservate dall'impresa
  4. Comunicazioni periodiche annuali per il monitoraggio: dalla prima preventiva fino al termine della fruizione, entro il 20 gennaio (investimenti effettuati) e il 30 giugno (piano di ammortamento)
  5. Applicazione del beneficio in dichiarazione dei redditi dal periodo d'imposta della comunicazione di completamento, soltanto se il bene è entrato in funzione entro la fine di tale periodo e dopo l'esito positivo del GSE

Le comunicazioni preventive si presentano dalle ore 12:00 del 12 giugno 2026 sulla piattaforma NPTR5, dall'Area Clienti del sito GSE; la firma e l'invio richiedono SPID. Le comunicazioni di conferma sono disponibili dalle ore 12:00 del 21 luglio 2026 (decreto direttoriale MIMIT 20 luglio 2026) e quelle di completamento dalle ore 12:00 del 15 ottobre 2026 (decreto direttoriale MIMIT 14 ottobre 2026).

Come si compila ciascuna comunicazione sulla piattaforma: preventiva, conferma e completamento.

Quali fatture e contratti devo indicare nel completamento GSE?

Per ogni bene dichiarato completato, le fatture e gli eventuali contratti di leasing associati devono coprire almeno il 100% del costo agevolabile. Per un acquisto senza leasing, la piattaforma somma le fatture già registrate in conferma e quelle aggiunte nel completamento.

I documenti della conferma sono mostrati in sola consultazione; nello step di completamento si aggiungono gli ulteriori documenti a saldo e si associano ai singoli beni. Il costo completato non può superare quello confermato per lo stesso bene.

Prima dell'invio: per i beni 4.0 deve essere avvenuta l'interconnessione e l'impresa deve già possedere la perizia o attestazione tecnica e la certificazione contabile. Nel portale si attestano questi possessi; i documenti completi vanno conservati per i controlli.

La compilazione step per step è nella guida alla comunicazione di completamento GSE; la sequenza dei controlli è descritta nell'approfondimento sul completamento GSE.

Quali adempimenti sono necessari per ottenere l'iperammortamento 2026?

Gli adempimenti sono disciplinati dal decreto attuativo.

Per accedere all'iperammortamento 2026 sono necessari tre adempimenti principali:

1. Comunicazioni al GSE

Tre comunicazioni operative tramite piattaforma telematica: preventiva (dati dell'investimento), di conferma (entro 60 giorni dall'esito positivo, con l'indicazione, per ciascun bene, della data e dell'importo del pagamento relativo all'ultima quota dell'acconto necessaria a raggiungere il 20% del costo di acquisizione, oltre ai dati identificativi delle fatture relative ai costi agevolabili) e di completamento (entro il 15 novembre 2028). A queste si aggiungono comunicazioni periodiche annuali entro il 20 gennaio e il 30 giugno per il monitoraggio degli oneri.

2. Perizia tecnica asseverata

Rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritti all'albo, oppure attestazione rilasciata da un ente di certificazione accreditato. Per i soli beni degli Allegati IV e V del settore agricolo è ammessa anche da dottore agronomo/forestale, agrotecnico laureato o perito agrario laureato. È obbligatoria per tutti gli investimenti, indipendentemente dal valore unitario.

3. Certificazione contabile

Per le imprese soggette a revisione la rilascia il soggetto incaricato della revisione legale. Per le altre, un revisore legale o una società di revisione iscritti nella sezione A, indipendenti e con idonea copertura assicurativa. Attesta l'effettivo sostenimento delle spese e la loro corrispondenza alla documentazione contabile; è distinta dalla perizia tecnica.

Alla comunicazione di completamento si allegano le attestazioni di possesso della perizia e della certificazione contabile (art. 3, comma 3); i documenti restano a disposizione dell'impresa per i controlli.

È necessaria una perizia tecnica?

Sì. Secondo l'art. 6 del decreto attuativo, per tutti i beni degli Allegati IV e V è richiesta una perizia asseverata oppure un'attestazione rilasciata da un ente di certificazione accreditato.

Soggetti abilitati

Ingegnere o perito industriale iscritti all'albo, oppure ente di certificazione accreditato (entrambi con coperture assicurative). Per i soli beni degli Allegati IV e V del settore agricolo, anche dottore agronomo o forestale, agrotecnico laureato o perito agrario laureato; questa estensione non copre gli investimenti FER.

La perizia o attestazione deve coprire:

  • Inclusione del bene nell'Allegato IV o nell'Allegato V
  • Interconnessione al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura
  • Per i beni FER destinati all'autoconsumo (art. 8): verifica integrale di ubicazione o collegamento, natura delle spese, dimensionamento elettrico o termico, massimali dell'Allegato 1, asservimento degli accumuli e condizioni degli impianti termici
Quali documenti devo preparare per la perizia?

Prepara documenti che permettano al professionista di identificare il bene, ricostruire le date e verificare ogni requisito tecnico. Non esiste un unico elenco ministeriale di allegati da consegnare al perito: la documentazione dipende dal bene e dalla configurazione realmente acquistata.

  • Acquisto e identificazione: ordine o contratto, fatture, DDT o verbale di consegna/collaudo, foto della targhetta e matricola.
  • Macchina: dichiarazione CE, manuale d'uso, scheda tecnica, elenco degli accessori e delle opzioni installate.
  • Interconnessione: schema della rete e dei sistemi coinvolti, identificativo univoco del bene, protocolli e descrizione dei dati e delle istruzioni scambiati.
  • Prove operative: schermate o esportazioni del gestionale o portale, istruzioni inviate alla macchina, dati ricevuti, report e funzioni di telemanutenzione o monitoraggio effettivamente disponibili.
  • Date: consegna o collaudo, entrata in funzione e prima interconnessione documentata.

Questa è una checklist operativa, non un nuovo obbligo formale. Il decreto impone invece all'impresa di conservare perizia, fatture, documenti di trasporto e gli altri documenti necessari ai controlli.

Casi particolari

Posso cumulare l'iperammortamento con altri incentivi?

Sì, alle condizioni del comma 431. La base netta si calcola come costo sostenuto meno sovvenzioni e contributi riferiti ai medesimi costi; non si possono coprire le stesse quote né superare il costo sostenuto. Il cumulo è ammesso con:

  • Nuova Sabatini
  • ZES Unica
  • Fondi regionali/europei

Non è cumulabile con il credito d'imposta Transizione 4.0 (art. 1, c. 446, L. 207/2024) per gli stessi investimenti: il divieto di cumulo riguarda il singolo bene/investimento e non l'impresa nel suo complesso. L'impresa può comunque accedere all'iperammortamento per investimenti diversi da quelli oggetto di credito d'imposta 4.0 prorogato.

Cosa succede se vendo il bene agevolato?

Se il bene viene ceduto a titolo oneroso o trasferito all'estero (anche tra sedi dello stesso soggetto) durante il periodo di fruizione, il beneficio prosegue per le quote residue a condizione che nello stesso periodo d'imposta l'impresa lo sostituisca con un bene materiale strumentale nuovo avente caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori.

Se il costo del bene sostitutivo è inferiore, la fruizione prosegue solo fino a concorrenza del costo del nuovo investimento.

Se la sostituzione non avviene, vengono meno le quote residue non ancora fruite.

Come funziona l'iperammortamento per i beni in leasing?

I beni acquisiti in leasing finanziario sono agevolabili. La maggiorazione spetta all'utilizzatore (non al concedente).

Acconto del 20% — regola specifica per il leasing

L'art. 3, comma 2, del decreto attuativo prevede che, per i beni in locazione finanziaria, il pagamento delle quote per il raggiungimento del 20% del costo di acquisizione (richiesto al momento della comunicazione di conferma) si considera soddisfatto con la stipula del contratto di leasing e la sottoscrizione dell'ordine di acquisto da parte della società concedente al fornitore. L'utilizzatore non deve quindi attendere che maturino canoni pari al 20% del valore del bene.

Durata della deduzione

L'art. 102, comma 7, del TUIR (come modificato dal Decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 e dalla Legge 27 dicembre 2013, n. 147, legge di stabilità 2014) prevede che i canoni di leasing siano deducibili in un periodo non inferiore al 50% del periodo di ammortamento ordinario (per i beni mobili).

Esempio pratico:

  • Bene con coefficiente di ammortamento 10% → periodo ammortamento ordinario = 10 anni
  • Durata minima fiscale per il leasing = 5 anni (50%)
  • La durata contrattuale e la durata fiscale minima restano grandezze distinte

La ripartizione sulla durata fiscale minima deriva dalla prassi storica sul super/iperammortamento; per il regime 2026 si applica in via analogica, in attesa di chiarimenti specifici.

Il leasing può quindi distribuire la maggiorazione su un periodo fiscale più breve rispetto all'acquisto diretto, ma il risultato dipende dal coefficiente del bene e dal contratto. Il confronto completo è nella guida fiscale al leasing.

Riferimenti normativi:

  • Art. 102, comma 7, TUIR

Sui criteri di deduzione dei canoni di leasing si era formata, sotto la disciplina del super/iperammortamento previgente, un'interpretazione consolidata dell'Agenzia delle Entrate (Circolari 23/E del 26/05/2016, par. 4.2 - esempi di calcolo per leasing; 17/E del 29/05/2013; 4/E del 30/03/2017). Si tratta di prassi storica, non di regole specifiche del regime 2026.

Posso accedere all'iperammortamento se ho già il credito 4.0 per altri investimenti?

Sì, ma per investimenti diversi. Lo stesso investimento non può beneficiare di entrambe le agevolazioni.

Chiarimenti (anti-confusione)

L'iperammortamento 2026 è uguale a quello del 2017?

No. Ci sono differenze importanti:

  • Aliquote diverse: 180/100/50% nel 2026 vs 150% (unico) nel 2017 sui materiali 4.0, poi modulato a scaglioni 170/100/50% dal 2019 dalla Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di bilancio 2019)
  • Allegati aggiornati (Allegato IV e Allegato V vs A e B)
  • Nuove categorie di beni (AI, 5G, ESG)
  • Include impianti FER per autoconsumo
Transizione 5.0 è ancora attiva?

Il credito d'imposta Transizione 5.0 è chiuso a nuove domande (gli adempimenti per progetti già ammessi proseguono nel 2026). L'iperammortamento 2026 ne assorbe in parte le funzionalità, includendo beni FER per autoconsumo, ma con logica diversa: non richiede la riduzione dei consumi energetici che era condizione di T5.0.

Qual è la differenza tra 4.0 e 5.0 nell'iperammortamento 2026?

L'iperammortamento 2026 è un'unica maggiorazione, con le stesse aliquote, che agevola due tipologie di beni:

  • Beni materiali e immateriali 4.0 (Allegato IV e Allegato V): digitalizzazione e automazione
  • Beni per l'autoproduzione e l'autoconsumo di energia da fonti rinnovabili (art. 1, comma 429, della L. 199/2025)

«Transizione 4.0» e «Transizione 5.0» sono piani di policy distinti: l'iperammortamento 2026 non ne è una sotto-categoria, ma un'agevolazione istituita autonomamente dalla L. 199/2025. La distinzione rilevante non è quindi tra "4.0" e "5.0", ma tra le due tipologie di beni agevolabili sopra elencate.

Hai ancora dubbi? Verifica l'ammissibilità dei tuoi beni

Orientarsi tra le definizioni tecniche dell'Allegato IV e dell'Allegato V non è sempre immediato. Identificare il bene nella lista è solo il primo passo: la vera sfida sta nel certificare correttamente i requisiti di interconnessione e integrazione.

Non rischiare di perdere l'agevolazione per un errore tecnico.

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