Sono passati quattro giorni dalla scadenza e del decreto attuativo dell'iper-ammortamento 2026 non c'è traccia. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) fissava un termine chiaro: 30 giorni dall'entrata in vigore — cioè il 30 gennaio 2026 — per l'emanazione del decreto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il MEF, che avrebbe dovuto stabilire le modalità attuative dell'agevolazione. Quel termine è scaduto a vuoto.
Il motivo? Una clausola che sembrava un dettaglio e si è rivelata un nodo politico: il requisito Made in UE.
Cosa è successo (e cosa non è successo)
Il comma 432 della L. 199/2025 prevede testualmente che il decreto attuativo venga adottato «entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge». La legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2026: il termine cadeva quindi il 30 gennaio.
Il Direttore Generale delle Finanze del MEF, Giovanni Spalletta, ha confermato che il decreto è tecnicamente pronto. Il testo esiste, è stato elaborato. Ma è rimasto bloccato. Il motivo è la clausola contenuta nel comma 427, che limita l'agevolazione ai «beni prodotti in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo».
Il Governo starebbe valutando se modificare o addirittura eliminare questa clausola prima di emanare il decreto. Una decisione che ha implicazioni enormi — commerciali, industriali e politiche — e che evidentemente richiede più tempo dei trenta giorni previsti dal legislatore.
Come avevamo analizzato nell'articolo dedicato al percorso della bozza di decreto dal MIMIT al MEF, i segnali di un possibile slittamento c'erano già. Ora sono diventati realtà.
L'iter che manca: non basta essere "pronti"
Il decreto — strutturato in 11 articoli — è pronto nei contenuti, ma "pronto" non significa "pubblicabile". Prima della Gazzetta Ufficiale deve completare il concerto formale con il MEF, ottenere il visto della Ragioneria Generale dello Stato e la registrazione della Corte dei Conti. Anche senza il nodo Made in UE, questi passaggi avrebbero richiesto settimane. Con la clausola ancora in discussione, la pubblicazione è realisticamente attesa entro il primo trimestre 2026.
Il nodo Made in UE: perché blocca tutto
Il requisito di produzione europea dei beni agevolabili è una novità assoluta dell'iper-ammortamento 2026. Il comma 427 subordina la maggiorazione del costo (180%, 100% o 50%) alla condizione che i beni siano prodotti in UE o nello Spazio Economico Europeo.
Sulla carta, l'intento è proteggere la manifattura europea. Nella pratica, il vincolo crea problemi significativi:
- Interi settori industriali dipendono da macchinari e componentistica prodotti fuori dall'UE (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Stati Uniti)
- La certificazione dell'origine dei beni complessi — macchine assemblate con componenti di diversa provenienza — non è banale
- Le imprese rischiano di trovarsi a scegliere tra il fornitore migliore e l'agevolazione fiscale
Per un approfondimento completo su questo vincolo, rimandiamo al nostro articolo dedicato al requisito Made in UE.
La legge è in vigore: cosa significa concretamente
Punto fermo: la L. 199/2025 è in vigore dal 1° gennaio 2026. Il decreto attuativo non è una condizione per l'esistenza dell'agevolazione, ma per la definizione delle procedure operative — comunicazioni al GSE, certificazioni, modulistica.
Questo significa che:
- Gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 rientrano nel perimetro temporale dell'agevolazione (comma 427: dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028)
- Le aliquote di maggiorazione sono già definite per legge e non dipendono dal decreto
- I beni agevolabili sono già individuati negli Allegato IV e Allegato V della legge
- I requisiti tecnici di interconnessione e integrazione sono già specificati negli allegati
Ciò che manca, senza il decreto, è la macchina operativa: la piattaforma del GSE, i modelli standardizzati per le comunicazioni, le procedure di accesso.
Cosa possono fare le imprese oggi
L'assenza del decreto non deve paralizzare le decisioni di investimento. Ecco un quadro operativo ragionato.
1. Investire, se l'investimento ha senso industriale
L'agevolazione copre gli investimenti dal 1° gennaio 2026. Un'impresa che ha bisogno di un macchinario 4.0 per la propria competitività non ha motivo di attendere il decreto per procedere con l'acquisto. Il beneficio fiscale — fino al 43,2% di risparmio IRES extra per investimenti fino a 2,5 milioni di euro — è previsto dalla legge, non dal decreto.
2. Attenzione alla clausola Made in UE
Questo è il punto critico. Se il Governo decidesse di mantenere il requisito di produzione europea, le imprese che nel frattempo hanno acquistato beni prodotti fuori dall'UE/SEE si troverebbero escluse dall'agevolazione. Se invece la clausola venisse eliminata o ammorbidita, il problema non si porrebbe.
Il consiglio prudenziale: per investimenti significativi, privilegiare fornitori europei o comunque verificare l'origine del bene prima di formalizzare l'ordine. In alternativa, attendere il chiarimento normativo prima di procedere con beni di provenienza extra-UE.
3. Documentare tutto fin da subito
Anche senza le procedure GSE operative, è fondamentale:
- Conservare fatture, DDT, verbali di collaudo con date certe
- Richiedere ai fornitori la documentazione sull'origine del bene (certificati di origine, dichiarazioni del produttore)
- Predisporre la documentazione tecnica sui requisiti 4.0 (interconnessione, integrazione, caratteristiche cyberfisiche)
4. Pianificare la perizia tecnica
La perizia tecnica asseverata resta obbligatoria per investimenti superiori a 300.000 euro e fortemente consigliata anche sotto tale soglia. Non serve attendere il decreto per avviare il rapporto con un perito: i requisiti tecnici dei beni sono già definiti negli allegati alla legge.
I rischi del ritardo prolungato
Se il decreto dovesse tardare ancora — settimane o addirittura mesi — le conseguenze sarebbero serie:
| Problema | Impatto |
|---|---|
| Piattaforma GSE non operativa | Le imprese non possono inviare la comunicazione preventiva |
| Incertezza sul Made in UE | Paralisi decisionale sugli acquisti extra-UE |
| Modulistica assente | Impossibilità di completare l'iter formale |
| Segnale negativo al mercato | Rallentamento degli investimenti 4.0 proprio nel primo anno |
Il paradosso è evidente: un'agevolazione pensata per accelerare la trasformazione digitale rischia di essere frenata da un ritardo burocratico-politico.
Il precedente e la prospettiva
I termini ordinatori nella legislazione italiana vengono violati con una certa frequenza. Il superamento del termine di 30 giorni non comporta decadenza del potere ministeriale di emanare il decreto: il Governo può (e dovrà) procedere anche oltre la scadenza. Ma ogni giorno di ritardo è un giorno di incertezza per le imprese.
La partita si gioca tutta sulla clausola Made in UE. Le opzioni sul tavolo sembrano essere tre:
- Mantenere il requisito così com'è — scenario che penalizzerebbe molte imprese
- Ammorbidirlo con criteri di prevalenza (es. assemblaggio finale in UE) — compromesso tecnico
- Eliminarlo dal decreto o dalla legge stessa — soluzione radicale ma più favorevole alle imprese
Qualunque sia la scelta, le imprese hanno bisogno di una risposta rapida.
Cosa fare adesso
Non restare fermo in attesa del decreto. Usa il simulatore online per quantificare il beneficio fiscale del tuo investimento e verificare l'impatto delle diverse aliquote di maggiorazione. Se hai un progetto di investimento in beni 4.0, consulta le domande frequenti per chiarire i requisiti di ammissibilità e richiedi una consulenza per la perizia tecnica: quando il decreto arriverà, sarai pronto a partire.