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Aggiornamento3 aprile 2026

Esodati 5.0: il DL 42/2026 porta il credito all'89,77%

Il decreto del 3 aprile corregge il taglio: beni strumentali e formazione all'89,77%, FER al 100% con contributo MIMIT. La cronaca di una settimana decisiva.

Sommario

  1. La settimana decisiva
  2. Il meccanismo: due binari
  3. Le aliquote effettive dopo la correzione
  4. I numeri complessivi
  5. Le reazioni
  6. Il nodo della fiducia

Il 3 aprile 2026 il Consiglio dei Ministri approva il DL 42/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno. Il decreto modifica l'articolo 8 del DL 38/2026, che una settimana prima aveva tagliato al 35% i crediti d'imposta delle 7.417 imprese esodate da Transizione 5.0. La correzione porta il credito all'89,77% per beni strumentali e formazione, e riconosce un contributo separato al 100% per gli investimenti in fonti rinnovabili e per le certificazioni energetiche.

Art. 8 DL 38/2026 — Testo integrale coordinato con le modifiche del DL 42/2026

La settimana decisiva

27 marzo: il CdM approva il DL 38/2026. L'art. 8 stanzia 537 milioni e riconosce agli esodati il 35% del credito spettante, limitatamente ai beni strumentali (Allegati A e B) e alle spese di certificazione. Formazione e FER restano fuori. Le aliquote effettive crollano: chi aveva diritto al 45% (Classe III) riceve il 15,75% — meno del 20% che il credito d'imposta Transizione 4.0 garantiva sulla stessa fascia.

28 marzo: le associazioni industriali reagiscono duramente. Confindustria, Federmacchine, Ucimu, Anima e AssoESCo denunciano la lesione del legittimo affidamento. Il presidente di Federmacchine Bruno Bettelli sintetizza: "meno del 20% che garantiva il vecchio Piano 4.0".

1° aprile: il Ministro Urso convoca un tavolo di confronto a Palazzo Piacentini con il Ministro Foti, il Viceministro Leo e i rappresentanti di tutte le principali associazioni datoriali — Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura, Coldiretti, Confartigianato, CNA, Confapi, Casartigiani, Alleanza cooperative e CIA. Il Governo si impegna formalmente: 90% per beni strumentali e formazione, 100% per FER e certificazioni.

3 aprile: il DL 42/2026 traduce l'impegno in norma.

Il meccanismo: due binari

Il DL 42/2026 riscrive l'art. 8 del DL 38/2026 creando due canali distinti per le imprese esodate.

Binario A — Beni strumentali e formazione (comma 1 sostituito): credito d'imposta pari all'89,77% del credito originariamente spettante, nel limite complessivo di 1.302,3 milioni di euro per il 2026. Rispetto al DL 38, la formazione viene aggiunta al perimetro, mentre le certificazioni vengono spostate al binario B. La compensazione avviene in F24, in unica soluzione, entro il 31 dicembre 2026. Nessun riporto al 2027.

Binario B — FER e certificazioni (comma 3-bis aggiunto): contributo separato pari al 100% delle spese, erogato direttamente dal MIMIT — non è un credito d'imposta ma un contributo. Fruizione triennale: 57,7 milioni per il 2026, 80 milioni per il 2027 e 60 milioni per il 2028. Sono incluse le spese per le certificazioni energetiche e contabili e per le perizie obbligatorie del 5.0.

Le aliquote effettive dopo la correzione

Le aliquote di Transizione 5.0 dipendono da due variabili: lo scaglione di investimento e la classe di risparmio energetico raggiunta. Le tre classi sono definite in funzione della riduzione dei consumi:

Classe Riduzione consumi della struttura produttiva Riduzione consumi del processo interessato
Classe I 3% – 6% 5% – 10%
Classe II 6% – 10% 10% – 15%
Classe III oltre 10% oltre 15%

Gli scaglioni di investimento, dopo l'unificazione introdotta dalla L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), sono due: fino a 10 milioni e da 10 a 50 milioni. La matrice delle aliquote — originaria, dopo il taglio del DL 38, e dopo la correzione del DL 42 — è la seguente:

Scaglione Classe Originaria Dopo DL 38 (×35%) Dopo DL 42 (×89,77%)
0 – 10 mln Classe III 45% 15,75% 40,40%
Classe II 40% 14,00% 35,91%
Classe I 35% 12,25% 31,42%
10 – 50 mln Classe III 15% 5,25% 13,47%
Classe II 10% 3,50% 8,98%
Classe I 5% 1,75% 4,49%

Per un'impresa in Classe III con un investimento da 2 milioni di euro (primo scaglione): il credito originario era 900.000 euro (45% di 2 mln), il DL 38 lo aveva ridotto a 315.000, il DL 42 lo porta a 808.000. Lo scarto residuo rispetto al credito pieno è del 10,23%.

Le FER e le certificazioni vengono invece rimborsate integralmente, attraverso il contributo separato del MIMIT (binario B).

I numeri complessivi

Le risorse mobilitate per gli esodati ammontano a circa 1.500 milioni: 1.302,3 milioni per beni strumentali e formazione, più 197,7 milioni per FER e certificazioni (su tre anni). Sommando il plafond originario di 2,75 miliardi già utilizzato per le imprese servite, la dotazione complessiva di Transizione 5.0 raggiunge circa 4,25 miliardi di euro — a fronte dei 4,8 miliardi richiesti dalle 20.197 imprese che avevano presentato domanda. Resta scoperto un residuo di circa 150-200 milioni.

Le reazioni

Il cambio di rotta è accolto positivamente dalle associazioni che una settimana prima avevano denunciato il taglio.

Emanuele Orsini (Confindustria): "Apprezziamo l'impegno del Governo a trovare una soluzione adeguata".

Giuseppe Pasini (Confindustria Lombardia): "Ripristinata la fiducia tra istituzioni e sistema produttivo".

Bruno Bettelli (Federmacchine): "Un cambio di passo rispetto al decreto della settimana scorsa".

Riccardo Rosa (Ucimu): "Soddisfatti per il risultato ottenuto al tavolo".

Il nodo della fiducia

Il DL 42/2026 risolve il problema aritmetico — il credito passa dal 35% all'89,77%, FER e certificazioni tornano coperte al 100% — ma non cancella la sequenza di eventi che lo ha preceduto. In sette giorni le imprese hanno visto il proprio credito tagliato di due terzi, poi ripristinato quasi integralmente. Un ciclo di incertezza che si somma ai cinque mesi di ritardo attuativo di Transizione 5.0 nel 2024 e ai tre mesi di stallo del decreto attuativo dell'iperammortamento 2026.

Per il tessuto produttivo italiano, l'effetto cumulato è una notevole erosione di fiducia nella prevedibilità del quadro normativo: gli incentivi all'investimento 4.0 — credito d'imposta, Transizione 5.0, iperammortamento — hanno alternato rinvii, modifiche e correzioni con una frequenza che rende difficile pianificare a tre o cinque anni. Le risorse alla fine arrivano, ma il percorso per ottenerle è diventato un fattore di rischio in più nelle decisioni di investimento.

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