Il 3 aprile 2026 il Consiglio dei Ministri approva il DL 42/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno. Il decreto modifica l'articolo 8 del DL 38/2026, che una settimana prima aveva tagliato al 35% i crediti d'imposta delle 7.417 imprese esodate da Transizione 5.0. La correzione porta il credito all'89,77% per beni strumentali e formazione, e riconosce al 100% gli investimenti in fonti rinnovabili e le spese per le certificazioni energetiche.
Art. 8 DL 38/2026 — Testo integrale coordinato con le modifiche del DL 42/2026
La settimana decisiva
27 marzo: il CdM approva il DL 38/2026. L'art. 8 stanzia 537 milioni e riconosce agli esodati solo il 35% del credito spettante, limitatamente ai beni strumentali (Allegati A e B). Formazione, FER e certificazioni sono escluse. Le aliquote effettive crollano: chi aveva diritto al 45% riceve il 15,75%, chi aveva il 35% riceve il 12,25% — in entrambi i casi meno del 20% che garantiva il credito d'imposta Transizione 4.0.
28 marzo: le associazioni industriali reagiscono duramente. Confindustria, Federmacchine, Ucimu, Anima e AssoESCo denunciano la lesione del legittimo affidamento. Il presidente di Federmacchine Bruno Bettelli sintetizza: "meno del 20% che garantiva il vecchio Piano 4.0".
1° aprile: il Ministro Urso convoca un tavolo di confronto a Palazzo Piacentini con il Ministro Foti, il Viceministro Leo e i rappresentanti di tutte le principali associazioni datoriali — Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura, Coldiretti, Confartigianato, CNA, Confapi, Casartigiani, Alleanza cooperative e CIA. Il Governo si impegna formalmente: 90% per beni strumentali e formazione, 100% per FER.
3 aprile: il DL 42/2026 traduce l'impegno in norma.
Il meccanismo: due binari
Il DL 42/2026 crea due canali distinti per le imprese esodate.
Binario A — Beni strumentali e formazione: credito d'imposta pari all'89,77% del credito originariamente spettante, nel limite complessivo di 1.302,3 milioni di euro per il 2026. La compensazione avviene in F24, in unica soluzione, entro il 31 dicembre 2026. Nessun riporto al 2027.
Binario B — FER e certificazioni: contributo separato pari al 100% del credito spettante, erogato direttamente dal MIMIT — non è un credito d'imposta ma un contributo. Fruizione triennale: 57,7 milioni per il 2026, 80 milioni per il 2027 e 60 milioni per il 2028. Sono incluse le spese per le certificazioni energetiche e le perizie obbligatorie del 5.0.
Le aliquote effettive dopo la correzione
| Classe 5.0 | Aliquota originaria | Dopo il DL 38 (35%) | Dopo il DL 42 (89,77%) |
|---|---|---|---|
| Classe III (fino a 2,5 mln) | 45% | 15,75% | 40,40% |
| Classe II (da 2,5 a 10 mln) | 35% | 12,25% | 31,42% |
| Classe I (da 10 a 50 mln) | 15% | 5,25% | 13,47% |
Per un'impresa in Classe III con un investimento da 2 milioni di euro: il credito originario era 900.000 euro, il DL 38 lo aveva ridotto a 315.000, il DL 42 lo porta a 808.000 euro. Lo scarto residuo rispetto al credito pieno è del 10,23%.
Per le FER e le certificazioni, il credito è riconosciuto integralmente.
I numeri complessivi
Le risorse mobilitate per gli esodati ammontano a circa 1.500 milioni: 1.302,3 milioni per beni strumentali e formazione, più 197,7 milioni per FER e certificazioni (su tre anni). Sommando il plafond originario di 2,75 miliardi già utilizzato per le imprese servite, la dotazione complessiva di Transizione 5.0 raggiunge circa 4,25 miliardi di euro — a fronte dei 4,8 miliardi richiesti dalle 20.197 imprese che avevano presentato domanda.
Le reazioni
Il cambio di rotta è accolto positivamente dalle associazioni che una settimana prima avevano denunciato il taglio.
Emanuele Orsini (Confindustria): "Apprezziamo l'impegno del Governo a trovare una soluzione adeguata".
Giuseppe Pasini (Confindustria Lombardia): "Ripristinata la fiducia tra istituzioni e sistema produttivo".
Bruno Bettelli (Federmacchine): "Un cambio di passo rispetto al decreto della settimana scorsa".
Riccardo Rosa (Ucimu): "Soddisfatti per il risultato ottenuto al tavolo".
Il nodo della fiducia
Il DL 42/2026 risolve il problema aritmetico — il credito passa dal 35% all'89,77%, le FER tornano coperte — ma non cancella la sequenza di eventi che lo ha preceduto. In sette giorni le imprese hanno visto il proprio credito tagliato di due terzi, poi ripristinato quasi integralmente. Un ciclo di incertezza che si aggiunge ai cinque mesi di ritardo attuativo di Transizione 5.0 nel 2024 e ai tre mesi di stallo del decreto attuativo dell'iperammortamento.
Il messaggio che arriva alle imprese è duplice: da un lato, il Governo ha dimostrato di saper correggere rapidamente un errore sotto la pressione dell'industria organizzata; dall'altro, la correzione è stata necessaria perché l'errore c'era stato. Per chi deve pianificare investimenti pluriennali in tecnologia 4.0, la prevedibilità del quadro normativo resta una questione aperta.