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Aggiornamento28 marzo 2026

Esodati 5.0: il decreto fiscale taglia i crediti al 35%

Il DL 38/2026 riconosce agli esodati 5.0 solo il 35% del credito spettante su beni strumentali. FER e formazione escluse. Dura reazione delle imprese.

Sommario

  1. Cosa prevede l'art. 8
  2. Le aliquote effettive
  3. Il contesto: come si è arrivati qui
  4. Le reazioni delle imprese
  5. La posizione del Governo
  6. Una partita ancora aperta

Il Consiglio dei Ministri del 27 marzo 2026 ha approvato il decreto-legge n. 38/2026. Oltre alla soppressione del vincolo Made in UE per l'iperammortamento, il decreto contiene all'articolo 8 la risposta attesa da oltre ventimila imprese: quanto varrà il credito d'imposta Transizione 5.0 per chi ha presentato domanda dopo l'esaurimento delle risorse?

La risposta: 35% del credito originariamente spettante. Solo per beni strumentali. FER e formazione escluse.

Scarica l'estratto dalla Gazzetta Ufficiale — Art. 8, DL 38/2026 (PDF)

Cosa prevede l'art. 8

L'articolo 8 del DL 38/2026 interviene in attuazione del comma 770 della Legge di Bilancio 2026. I termini sono precisi:

  • Platea: imprese che hanno presentato la comunicazione di completamento dal 7 novembre 2025 in poi e per le quali il GSE non ha comunicato l'importo del credito utilizzabile
  • Credito riconosciuto: 35% dell'importo originariamente spettante
  • Tetto di spesa: 537 milioni di euro
  • Investimenti ammessi: solo beni materiali e immateriali 4.0 (Allegati A e B alla L. 232/2016), più le spese di certificazione
  • Esclusi: investimenti in fonti energetiche rinnovabili (FER) e spese di formazione
  • Comunicazione GSE: dopo il 30 aprile 2026
  • Compensazione: tramite F24, entro il 31 dicembre 2026
  • Senza limiti ordinari di compensazione: non si applica il tetto dei 2 milioni annui

Le aliquote effettive

Le aliquote di Transizione 5.0 dipendono da due variabili: lo scaglione di investimento e la classe di risparmio energetico raggiunta. Le tre classi sono definite in funzione della riduzione dei consumi:

Classe Riduzione consumi della struttura produttiva Riduzione consumi del processo interessato
Classe I 3% – 6% 5% – 10%
Classe II 6% – 10% 10% – 15%
Classe III oltre 10% oltre 15%

Gli scaglioni di investimento, dopo l'unificazione introdotta dalla L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), sono due: fino a 10 milioni e da 10 a 50 milioni. La matrice delle aliquote vigenti al momento dell'esaurimento delle risorse, e l'effetto del taglio al 35% introdotto dal DL 38/2026:

Scaglione Classe Aliquota originaria Dopo il taglio (×35%)
0 – 10 mln Classe III 45% 15,75%
Classe II 40% 14,00%
Classe I 35% 12,25%
10 – 50 mln Classe III 15% 5,25%
Classe II 10% 3,50%
Classe I 5% 1,75%

Il dato che ha scatenato le reazioni più dure è il confronto con il credito d'imposta Transizione 4.0. Sui beni materiali 4.0, il regime vigente fino al 2025 riconosceva il 20% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro. La Classe III sul primo scaglione del 5.0 — la più popolosa, con il 76,7% dei progetti secondo le rilevazioni del GSE — passa dal 45% originario al 15,75%: meno del 20% che la stessa impresa avrebbe ottenuto con il vecchio regime 4.0 sui primi 2,5 milioni. È a questo confronto che si riferisce la dichiarazione di Bruno Bettelli (Federmacchine): «meno del 20% che garantiva il vecchio Piano 4.0».

In termini assoluti: un'impresa in Classe III con un investimento da 2 milioni di euro aveva diritto a un credito di 900.000 euro (45% di 2 mln). Ne riceverà 315.000 — un ammanco di 585.000 euro rispetto all'aspettativa. Con il credito d'imposta 4.0, lo stesso investimento avrebbe generato 400.000 euro (20% sulla fascia 0-2,5 mln): più del credito tagliato.

Il contesto: come si è arrivati qui

Transizione 5.0 viene approvata a novembre 2023 con una dotazione iniziale di 6,3 miliardi di euro da fondi PNRR-REPowerEU. Tra la pubblicazione della norma (DL 19/2024) e l'effettiva operatività della piattaforma GSE passano cinque mesi: l'avviso si apre solo a settembre 2024, con procedure significativamente più onerose rispetto al precedente credito 4.0.

L'adesione parte lenta. A novembre 2024 le prenotazioni ammontano a 99 milioni — l'1,6% della dotazione — da 324 imprese. Poi il meccanismo si sblocca: imprese e consulenti iniziano a padroneggiare la procedura, e dalla primavera 2025 i volumi salgono a circa 200 milioni al mese.

Nel frattempo, la sesta rimodulazione del PNRR taglia la dotazione da 6,3 a 2,5 miliardi, dirottando risorse su altre priorità. Il DL 175/2025 aggiunge 250 milioni, portando il plafond a 2,75 miliardi. Non basta: il 6 novembre 2025 le risorse si esauriscono. Il 27 novembre il GSE chiude la piattaforma con 20.197 domande per 4,8 miliardi di crediti — un surplus di oltre 2 miliardi rispetto alla dotazione.

La Legge di Bilancio 2026 (comma 770) istituisce un fondo da 1,3 miliardi per coprire il gap. L'art. 8 del DL 38/2026 è il provvedimento che dà attuazione a quel fondo — ma ne utilizza solo 537 milioni e taglia il credito al 35%.

Le reazioni delle imprese

La pubblicazione del decreto produce una reazione durissima e coordinata dal mondo industriale.

Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria per le Politiche industriali, denuncia "effetti retroattivi" e la lesione del "legittimo affidamento delle imprese che hanno investito sulla base di regole certe".

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, chiede l'apertura immediata di un tavolo di confronto con i ministri Giorgetti, Urso e Foti.

Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine, è il più diretto: "Transizione 5.0 è iniziata male e finita peggio. Con il 35% del credito, le imprese ottengono meno del 20% che garantiva il vecchio Piano 4.0".

Riccardo Rosa (Ucimu): "Le imprese si sentono tradite".

Marco Gay (Unione Industriali Torino): "Danno economico concreto e immediato — ci sono imprese che hanno firmato contratti e versato acconti".

Giuseppe Pasini (Confindustria Lombardia): "Un cortocircuito tra politiche di incentivazione e vincoli di bilancio".

Pietro Almici (Anima Confindustria): "Questione di fiducia tra lo Stato e il sistema produttivo".

Giacomo Cantarella, presidente di AssoESCo, invia una lettera formale alla Presidenza del Consiglio e al MEF chiedendo un intervento correttivo urgente.

La posizione del Governo

Il ministro Giorgetti difende la misura: i vincoli di bilancio non consentono di coprire l'intero surplus. Il Governo ha scelto di riconoscere un credito ridotto piuttosto che non riconoscere nulla. Le risorse residue del fondo — spiega — potrebbero servire per le imprese energivore, i trasporti, le accise.

L'apertura c'è: il Governo fissa un tavolo di confronto con tutte le associazioni di categoria per il 1° aprile a Palazzo Piacentini.

Una partita ancora aperta

Il DL 38/2026 ha dato una risposta, ma le associazioni hanno già chiarito che il 35% non è accettabile come soluzione definitiva. Il tavolo di confronto è fissato per il 1° aprile a Palazzo Piacentini, con tutti i ministri competenti e le principali sigle datoriali.

Lo stesso decreto contiene anche l'art. 7, che ha soppresso il vincolo Made in UE dall'iperammortamento 2026 — a conferma che il Governo è disposto a correggere le norme quando la pressione è sufficiente. Resta da vedere se quella disponibilità si estenderà anche agli esodati.


Aggiornamento 3 aprile 2026: il Governo ha corretto il taglio con il DL 42/2026, portando il credito all'89,77% per beni strumentali e formazione e al 100% per FER. Il testo coordinato dell'art. 8 riflette le modifiche.

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