Il Consiglio dei Ministri del 27 marzo 2026 ha approvato il decreto-legge n. 38/2026. Oltre alla soppressione del vincolo Made in UE per l'iperammortamento, il decreto contiene all'articolo 8 la risposta attesa da oltre ventimila imprese: quanto varrà il credito d'imposta Transizione 5.0 per chi ha presentato domanda dopo l'esaurimento delle risorse?
La risposta: 35% del credito originariamente spettante. Solo per beni strumentali. FER e formazione escluse.
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Cosa prevede l'art. 8
L'articolo 8 del DL 38/2026 interviene in attuazione del comma 770 della Legge di Bilancio 2026. I termini sono precisi:
- Platea: imprese che hanno presentato la comunicazione di completamento dal 7 novembre 2025 in poi e per le quali il GSE non ha comunicato l'importo del credito utilizzabile
- Credito riconosciuto: 35% dell'importo originariamente spettante
- Tetto di spesa: 537 milioni di euro
- Investimenti ammessi: solo beni materiali e immateriali 4.0 (Allegati A e B alla L. 232/2016), più le spese di certificazione
- Esclusi: investimenti in fonti energetiche rinnovabili (FER) e spese di formazione
- Comunicazione GSE: dopo il 30 aprile 2026
- Compensazione: tramite F24, entro il 31 dicembre 2026
- Senza limiti ordinari di compensazione: non si applica il tetto dei 2 milioni annui
Le aliquote effettive
Il taglio al 35% si applica al credito spettante, non all'investimento. Le aliquote effettive che ne risultano:
| Classe 5.0 | Aliquota originaria | Dopo il taglio (35%) |
|---|---|---|
| Classe III (invest. fino a 2,5 mln) | 45% | 15,75% |
| Classe II (da 2,5 a 10 mln) | 35% | 12,25% |
| Classe I (da 10 a 50 mln) | 15% | 5,25% |
Il dato che ha scatenato le reazioni più dure è il confronto con Transizione 4.0. Il credito d'imposta 4.0, nella sua formulazione vigente fino al 2025, riconosceva il 20% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro. Le imprese esodate in Classe III — la più popolosa, con il 76,7% dei progetti — ricevono ora il 15,75%: meno di quanto avrebbero ottenuto con la misura precedente. Per la Classe II il divario è ancora più marcato: 12,25% contro il 20% del 4.0 sulla stessa fascia.
In termini assoluti: un'impresa con un investimento da 2 milioni in Classe III aveva diritto a un credito di 900.000 euro. Ne riceverà 315.000 — un ammanco di 585.000 euro rispetto all'aspettativa. Con il 4.0 avrebbe ottenuto 400.000 euro: più del credito tagliato, senza nessuna delle complessità procedurali del 5.0.
Il contesto: come si è arrivati qui
Transizione 5.0 viene approvata a novembre 2023 con una dotazione iniziale di 6,3 miliardi di euro da fondi PNRR-REPowerEU. Tra la pubblicazione della norma (DL 19/2024) e l'effettiva operatività della piattaforma GSE passano cinque mesi: l'avviso si apre solo a settembre 2024, con procedure significativamente più onerose rispetto al precedente credito 4.0.
L'adesione parte lenta. A novembre 2024 le prenotazioni ammontano a 99 milioni — l'1,6% della dotazione — da 324 imprese. Poi il meccanismo si sblocca: imprese e consulenti iniziano a padroneggiare la procedura, e dalla primavera 2025 i volumi salgono a circa 200 milioni al mese.
Nel frattempo, la sesta rimodulazione del PNRR taglia la dotazione da 6,3 a 2,5 miliardi, dirottando risorse su altre priorità. Il DL 175/2025 aggiunge 250 milioni, portando il plafond a 2,75 miliardi. Non basta: il 6 novembre 2025 le risorse si esauriscono. Il 27 novembre il GSE chiude la piattaforma con 20.197 domande per 4,8 miliardi di crediti — un surplus di oltre 2 miliardi rispetto alla dotazione.
La Legge di Bilancio 2026 (comma 770) istituisce un fondo da 1,3 miliardi per coprire il gap. L'art. 8 del DL 38/2026 è il provvedimento che dà attuazione a quel fondo — ma ne utilizza solo 537 milioni e taglia il credito al 35%.
Le reazioni delle imprese
La pubblicazione del decreto produce una reazione durissima e coordinata dal mondo industriale.
Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria per le Politiche industriali, denuncia "effetti retroattivi" e la lesione del "legittimo affidamento delle imprese che hanno investito sulla base di regole certe".
Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, chiede l'apertura immediata di un tavolo di confronto con i ministri Giorgetti, Urso e Foti.
Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine, è il più diretto: "Transizione 5.0 è iniziata male e finita peggio. Con il 35% del credito, le imprese ottengono meno del 20% che garantiva il vecchio Piano 4.0".
Riccardo Rosa (Ucimu): "Le imprese si sentono tradite".
Marco Gay (Unione Industriali Torino): "Danno economico concreto e immediato — ci sono imprese che hanno firmato contratti e versato acconti".
Giuseppe Pasini (Confindustria Lombardia): "Un cortocircuito tra politiche di incentivazione e vincoli di bilancio".
Pietro Almici (Anima Confindustria): "Questione di fiducia tra lo Stato e il sistema produttivo".
Giacomo Cantarella, presidente di AssoESCo, invia una lettera formale alla Presidenza del Consiglio e al MEF chiedendo un intervento correttivo urgente.
La posizione del Governo
Il ministro Giorgetti difende la misura: i vincoli di bilancio non consentono di coprire l'intero surplus. Il Governo ha scelto di riconoscere un credito ridotto piuttosto che non riconoscere nulla. Le risorse residue del fondo — spiega — potrebbero servire per le imprese energivore, i trasporti, le accise.
L'apertura c'è: il Governo fissa un tavolo di confronto con tutte le associazioni di categoria per il 1° aprile a Palazzo Piacentini.
Una partita ancora aperta
Il DL 38/2026 ha dato una risposta, ma le associazioni hanno già chiarito che il 35% non è accettabile come soluzione definitiva. Il tavolo di confronto è fissato per il 1° aprile a Palazzo Piacentini, con tutti i ministri competenti e le principali sigle datoriali.
Lo stesso decreto contiene anche l'art. 7, che ha soppresso il vincolo Made in UE dall'iperammortamento 2026 — a conferma che il Governo è disposto a correggere le norme quando la pressione è sufficiente. Resta da vedere se quella disponibilità si estenderà anche agli esodati.
Aggiornamento 3 aprile 2026: il Governo ha corretto il taglio con il DL 42/2026, portando il credito all'89,77% per beni strumentali e formazione e al 100% per FER. Il testo coordinato dell'art. 8 riflette le modifiche.