Dopo mesi di rinvii, l'iperammortamento 2026 ha una data operativa. Il decreto direttoriale del MIMIT, pubblicato l'11 giugno sul sito istituzionale del Ministero, apre la piattaforma GSE alle comunicazioni preventive dalle ore 12:00 di venerdì 12 giugno 2026. L'avvio è parziale: si inviano solo le preventive, mentre conferma e completamento restano rinviate a un successivo provvedimento. E dal preambolo del direttoriale emerge un dato passato inosservato: il decreto attuativo era efficace già dal 20 maggio, anche se non ancora pubblicato.
Dal 12 giugno si inviano le preventive: apertura parziale della piattaforma
Con il decreto direttoriale del 10 giugno 2026, pubblicato l'11 giugno sul sito istituzionale del MIMIT, il Ministero ha individuato i termini di apertura della piattaforma informatica dell'iperammortamento 2026. Le comunicazioni preventive previste dall'art. 3, comma 1, del decreto attuativo si presentano dalle ore 12:00 di venerdì 12 giugno 2026.
Il canale è uno solo: la sezione «Area Clienti» del sito GSE, con accesso tramite SPID. I modelli e le istruzioni di compilazione sono resi disponibili sullo stesso sito.
L'apertura, però, è solo metà del cammino. Il direttoriale fissa il via libera alle preventive ma lascia in sospeso il resto: i termini per le comunicazioni di conferma e per quelle di completamento, disciplinate dall'art. 3, commi 2 e 3, del decreto attuativo, saranno individuati con un successivo provvedimento direttoriale. Lo stesso decreto attuativo, del resto, rimanda a uno o più decreti direttoriali per l'individuazione dei termini di apertura della piattaforma. La piattaforma, insomma, apre uno sportello e ne tiene chiusi altri due, rinviati a una data che il MIMIT non ha ancora fissato.
All'appello manca infine la circolare operativa. Secondo la stampa specializzata il MIMIT la preparerà per luglio: riprenderà le prassi e le FAQ dei piani Transizione 4.0 e 5.0 ancora utilizzabili e le calerà sulle specificità del nuovo regime.
Gli estremi ufficiali mettono ordine nella cronologia
Il preambolo del provvedimento di apertura riporta gli estremi del decreto attuativo, e quei dati consentono di mettere ordine in una sequenza su cui erano circolate versioni diverse. La denominazione ufficiale è «decreto interministeriale 7 maggio 2026»: porta la firma del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, apposta il 4 maggio, e quella del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, apposta il 7 maggio — data che dà il nome all'atto.
Il dato che riallinea la cronologia è un altro. Il decreto attuativo è stato registrato alla Corte dei conti il 20 maggio 2026, al n. 778: da quel momento è pienamente efficace. La pubblicazione del testo sul sito istituzionale del MIMIT, invece, è arrivata soltanto l'11 giugno, insieme al direttoriale. Le ricostruzioni circolate nelle settimane precedenti collocavano la registrazione all'11 giugno o al 18 maggio; il preambolo del direttoriale certifica invece il 20 maggio. Ne consegue che il decreto era efficace da tre settimane, ma solo sulla carta: senza il provvedimento direttoriale che aprisse la piattaforma, le imprese non potevano presentare alcuna comunicazione. A mancare non era la regola, ma la possibilità materiale di applicarla — e quella arriva soltanto ora.
Non è un'anomalia: è il regime ordinario di questi atti. Per le leggi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è condizione di entrata in vigore; per i decreti ministeriali non regolamentari l'efficacia si perfeziona con la registrazione alla Corte dei conti (art. 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20), mentre la pubblicazione sul sito istituzionale assolve all'obbligo di pubblicità legale (art. 32 della legge 18 giugno 2009, n. 69). La formula finale prevede anche un avviso in Gazzetta Ufficiale; è comunque probabile che il testo vi approdi per esteso.
La sequenza completa, ricostruita dagli atti, è questa:
| Data | Passaggio |
|---|---|
| 4 maggio 2026 | Firma del Ministro Urso (MIMIT) |
| 7 maggio 2026 | Firma del Ministro Giorgetti (MEF) — è la data che dà il nome all'atto |
| 18 maggio 2026 | Bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato* |
| 20 maggio 2026 | Registrazione alla Corte dei conti, n. 778: il decreto è efficace |
| 10 giugno 2026 | Decreto direttoriale che dispone l'apertura della piattaforma |
| 11 giugno 2026 | Pubblicazione del direttoriale e del decreto attuativo sul sito del MIMIT |
| 12 giugno 2026, ore 12:00 | Apertura della piattaforma GSE per le comunicazioni preventive |
*La data della bollinatura è quella riportata dalla stampa specializzata; tutte le altre risultano dagli atti.
Il testo integrale del decreto direttoriale del 10 giugno 2026 e quello del decreto attuativo sono disponibili articolo per articolo. La genesi dell'atto e il perimetro delle cinque comunicazioni al GSE li avevamo ricostruiti al momento della firma, nell'analisi sul decreto attuativo dell'iperammortamento 2026.
La «prenotazione» e cosa contiene davvero la preventiva
Il preambolo sceglie una parola che farà discutere: la comunicazione che si invia dalle dodici di venerdì è la «comunicazione preventiva per la prenotazione della maggiorazione», un lessico ereditato dalla Transizione 5.0. «Prenotazione» evoca una corsa, una fila, un numero da staccare. Ma il decreto attuativo non costruisce nulla di tutto questo: niente graduatorie cronologiche, nessun diniego per esaurimento delle risorse in fase preventiva, e il diritto alla maggiorazione resta ancorato all'effettuazione e al completamento dell'investimento — non all'orario di invio — come stabilisce l'art. 4, comma 1, del decreto attuativo e come abbiamo già chiarito affrontando l'assenza di un click-day.
Sgombrato il campo dall'equivoco, resta la sostanza: cosa si scrive, davvero, in una preventiva. L'art. 3, comma 1, del decreto attuativo chiede i dati identificativi dell'impresa e della struttura produttiva, la tipologia e l'ammontare degli investimenti riconducibili agli Allegati IV e V, la data prevista di interconnessione, gli investimenti in fonti rinnovabili con la relativa data prevista di entrata in funzione e i dati della maggiorazione. Nessuna perizia e nessuna certificazione contabile, in questa fase: l'asseverazione tecnica e la certificazione del revisore arriveranno più avanti, con il completamento. Alla prenotazione bastano numeri e date previste. Trasmessa la comunicazione, la piattaforma rilascia una ricevuta di avvenuto invio e il GSE, verificati il corretto caricamento e la completezza dei dati, comunica l'esito entro dieci giorni (art. 3, comma 4).
E proprio quei numeri pesano. Gli importi e l'elenco dei beni dichiarati in preventiva fanno da tetto individuale: conferma e completamento non potranno avere a oggetto beni diversi né un ammontare superiore a quanto comunicato all'inizio (art. 3, commi 2 e 3). La catena può solo restare uguale o stringersi, mai allargarsi. Vale la pena compilarla con cura fin dalla prima riga: cosa mettere a numero e come stimarlo lo abbiamo riepilogato nella guida all'iperammortamento 2026 e nel dettaglio dei dati da censire per la comunicazione preventiva; per pesare in anticipo l'effetto della maggiorazione può servire anche il calcolatore dell'iperammortamento.
Parametri e perimetro non cambiano: il software in cloud resta fuori
Mentre la piattaforma completa la sua apertura a fasi, l'ossatura dell'agevolazione resta dov'era. Le aliquote non si toccano: la maggiorazione vale 180% sugli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, scende al 100% sullo scaglione tra 2,5 e 10 milioni e si ferma al 50% tra 10 e 20 milioni, come fissa l'art. 1, commi 427-436, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026). Stabile anche il periodo: investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con la comunicazione di completamento da trasmettere entro il 15 novembre 2028. Nessuno di questi numeri dipende dall'apertura della piattaforma.
Fermo anche il perimetro dei beni. E proprio sul perimetro pesa una questione che l'avvio delle preventive non scioglie: il software as-a-service (SaaS) resta fuori dall'agevolazione. Chi acquisisce capacità applicativa in cloud, senza iscrivere un bene immateriale a libro, non trova spazio negli Allegati richiamati dalla legge.
Il tema è arrivato ai vertici del Governo. All'assemblea di Confindustria del 26 maggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l'estensione dell'agevolazione a software e cloud «una conseguenza logica dell'evoluzione del mercato»; e rispondendo all'interrogazione 5-05448 in Commissione X (Attività produttive), nei giorni scorsi il Governo ha riferito che sarebbero «in corso di valutazione» possibili soluzioni normative insieme al MEF, comunque subordinate alla disponibilità di copertura finanziaria. È un'intenzione dichiarata, non una norma: allo stato nulla sposta il SaaS dentro il perimetro agevolabile, e le imprese che ragionano su contratti in cloud restano fuori dal calcolo della maggiorazione.
Da venerdì lo sportello delle preventive è aperto, ma il quadro resta a metà: i termini di conferma e completamento attendono il prossimo direttoriale, i chiarimenti interpretativi la circolare attesa per luglio, e la questione del software in cloud è appesa alle valutazioni con il MEF. L'avvio della piattaforma cambia la procedura, non la sostanza dell'agevolazione: il diritto alla maggiorazione si misura sull'investimento portato a termine nei tempi di legge, non sull'orario in cui si invia la preventiva.